Valigia piena e stomaco vuoto

Sono partito per la naja con una valigia piena e lo stomaco vuoto.
I primi giorni in caserma sono stati duri: ordini secchi, sveglie all’alba e quella sensazione di essere solo uno tra tanti. Ma è bastato poco perché tutto cambiasse.
Ricordo il freddo delle mattine e la fatica degli addestramenti, ma anche le risate improvvise tra commilitoni. Bastava una battuta sussurrata durante l’appello o qualche pasticcio combinato di nascosto per farci ridere come ragazzini. Una volta, durante una marcia, uno di noi inciampò trascinando mezzo plotone: finimmo tutti nel fango, e invece della rabbia scoppiò una risata generale che ancora oggi mi torna in mente.
Le lettere da casa erano un rifugio, ma lo erano anche quelle amicizie nate per caso e diventate fondamentali. Condividevamo tutto: la stanchezza, la nostalgia, ma anche momenti leggeri che rendevano tutto più sopportabile.
La naja è stata dura, sì, ma anche incredibilmente viva. Mi ha insegnato a resistere e, allo stesso tempo, a non perdere mai la voglia di ridere. E forse è proprio questo che me la fa ricordare con un sorriso.


Alpino Massimo Canella


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