A brüsa, süta ‘l Süsa

Quando ho letto la proposta di mettere nero su bianco i nostri ricordi di Naja, immediatamente, mi si è acceso un lumicino fra i mille ricordi di quel periodo.
Dodicesimo Scaglione ’93, il primo ricordo non può non andare al giorno della partenza, Martedì 7 dicembre 1993 ore 6:00 i miei genitori che mi accompagnano in stazione e lì i primi incontri con alcuni dei ragazzi con i quali avrei condiviso un anno di vita. L’arrivo a Cuneo, la vestizione, i corsi di addestramento e il confronto con una realtà ben diversa dalla vita civile.
Sicuramente una giornata particolare è stato l’arrivo al corpo a Pinerolo nella mitica caserma Berardi, al tanto temuto Battaglione Susa, non potrò mai scordare quando abbiamo varcato la porta Carraia e dopo essere scesi dagli ACM ,sotto lo sguardo severo dei vecchi, alzando gli occhi abbiamo letto la tanto temuta frase del motto della caserma “A brüsa, süta ‘l Süsa”, fino ad allora ci sembrava solo una leggenda invece era realtà. Da quel momento ogni giorno è stata un’avventura continua, l’addestramento giornaliero non era mai monotono, non posso infatti non pensare quando nel febbraio del ’95 ci portano alle ore 21 in un luogo non ben precisato fra Pinerolo e la strada per il Sestriere. Dopo circa un’ora sul camion ci scaricano dicendoci che avremmo dovuto recarci in un luogo a noi sconosciuto perché per addestramento eravamo stati infiltrati in zona nemica.
Dopo aver camminato per tutta la notte, arrivammo in una zona boschiva e ci venne detto che avremmo dovuto attendere nuovamente il buio per proseguire la missione assegnataci. Dopo dieci ore di marcia assegnati i turni di guardia ci viene concesso di riposare, stremati dalla fatica, ci buttiamo letteralmente a terra con i sacchi a pelo e chi può, crolla in un sonno profondo. Dopo alcune ore una strana sensazione ci fa svegliare, i nostri  sacchi a pelo erano letteralmente coperti da 10 cm di neve fresca. Ormai svegli, passiamo il resto della giornata fra turni di guardia e chiacchierando in attesa che nella serata arrivino i mezzi per riportarci in caserma.
Cala il buio e ci viene comunicato che la nostra missione deve proseguire per una nuova località, stanchi e un po’ arrabbiati ci carichiamo a spalla gli zaini e imbracciati i nostri fucili ci rimettiamo in cammino. Dopo alcune ore di marcia ci attende l’ennesima sorpresa, arrivati in prossimità di un torrente ci viene comunicato che avremmo dovuto attraversarlo. Sbalorditi e soprattutto increduli di quello che ci era stato detto, non ci perdiamo d’animo e, anche se a malincuore, scendiamo sotto il ponte ed entriamo in acqua fino alla vita. Come usciamo dall’acqua i nostri abiti diventano immediatamente rigidi come dei baccalà e il freddo diventa letteralmente insopportabile, inutile dire che a quel punto il nostro unico pensiero era quello di poter tornare in caserma per poterci scaldare dopo tutto il freddo patito in quei due giorni. Dopo alcuni minuti invece arriva l’ennesima doccia fredda, siamo stati scoperti e quindi dobbiamo nuovamente spostarci in un nuovo punto di incontro.
Zaino in spalla e in marcia per tutta la notte. Finalmente dopo altre 10 ore di marcia, ci ritroviamo nuovamente in mezzo a un bosco e questa volta prima di riposare montiamo le tende per evitare di risvegliarci con la neve sui sacchi a pelo e finalmente possiamo dormire qualche ora. Dalla partenza in caserma erano ormai trascorsi quasi tre giorni, tre giorni di marce continue e soprattutto senza mangiare. Cala nuovamente il buio e ormai esausti non sapevamo cosa ci sarebbe aspettato. Quando  eravamo quasi certi ci sarebbe toccato una nuova notte di marcia, un rumore di mezzi si fa sempre più vicino e finalmente ci viene comunicato che la nostra avventura si concludeva lì e saremmo tornati in caserma.
Di aneddoti come questo, potrei raccontarne ancora tanti. Un anno di vita sembra lungo a passare, ma più ci penso e più mi verrebbe voglia di scrivere tutti gli altri ricordi che si fanno breccia nella memoria di quello che sicuramente è stato per me, ma penso per molti altri, un anno straordinario.

Alpino Luca Pera


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