Da Boves ai Vespri Siciliani
Sono partito per la caserma “Vian” a 20 anni a maggio 1993, ho avuto la fortuna di fare il viaggio accompagnato dai miei genitori. All’arrivo ammetto di aver avuto un po’ di malinconia e timore perché uscivo dalla confort zone famigliare. Sono stato subito implotonato e accompagnato nell’ Aula magna della Caserma.
Dopo essere stati divisi in gruppi siamo stati destinati alle nostre camerate accompagnati dai nostri caporali istruttori, il mio si chiamava Villosio. Le giornate sono trascorse velocemente tra marce e addestramento formale per il giuramento, in queste settimane le licenze erano un po’ scarse perché si doveva imparare cos’era la vita militare. Dopo il giuramento sono rimasto ancora nella caserma del Car per qualche giorno, la mia destinazione non era molto distante da Cuneo, mi sono spostato di pochi km. Al mio arrivo la caserma Giovanni Cerutti di Boves era pressoché vuota la maggior parte delle compagnie erano impegnate nella missione Albatros in Mozambico. Il mio incarico era quello di Fuciliere.
Quando sono tornati i ragazzi sembravano molto più vecchi di me perché la loro pelle era bruciata dal sole, con un po’ di timore e un po’ di sano nonnismo da parte dei vecchi ho stretto amicizie con questi ragazzi che non erano affatto più vecchi di me anzi alcuni erano più giovani.
I mesi trascorrevano lenti. Dopo un 48 ore con rientro anticipato per le 18 un mio commilitone ha deciso di tentare il suicidio lanciandosi dalla porta finestra del secondo piano della palazzina truppa. Giuro che vederselo passare davanti al naso di corsa non è stata una bella immagine. Nei giorni successivi in caserma c’è stato un viavai di generali che mai avrei immaginato di vedere. Il Tenente medico ha deciso di farci parlare con uno psicologo per cercare di capire lo stato di tutti noi.
Con l’arrivo delle piogge tutta la caserma è stata messa in prontezza per alluvione a Genova, senza mai dover intervenire per nostra fortuna. Ho anche frequentato il corso per Caporale e in questo ho imparato ad usare la pistola Beretta calibro 9, che a differenza dei mitici FAL e Garan dati in dotazione sembrava una pistola giocattolo.
Sono stato uno dei tanti fortunati a partecipare ai mitici Vespri Siciliani. Per prepararci a questo incarico ho trascorso una giornata con la compagnia Carabinieri di Saluzzo che ci ha addestrati a fare perquisizioni e posti di blocco e per finire un poligono in notturna. Il viaggio per Messina è stato abbastanza lungo, io sono stato uno dei tanti che lo ha fatto in treno; durato “solamente” 36 ore perché venivano portati i nostri mezzi e in quanto a tradotta militare il nostro treno passava per ultimo. Purtroppo a Napoli i mezzi militari sono stati colpiti da una sassaiola e alcuni sono stati danneggiati. Una volta arrivato a Villa San Giovanni i vagoni sono stati caricati sul traghetto con destinazione Messina. Una volta arrivato in terra di Trinacria sono salito sul pullman per raggiungere la caserma del 24° Reggimento Contraerei. Il giorno dopo il nostro arrivo, sono iniziate le guardie alle case dei giudici antimafia. Confesso che subito un po’ di timore c’è stato, ma con il passare del tempo ti sentivi utile a qualcuno visto che l’anno precedente proprio in Sicilia era avvenuto l’attentato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
I cambi di guardia per volere dei nostri superiori dovevano essere fatti sempre in modo impeccabile e come diceva il mio capitano Di Gregorio, soprannominato “il Tigre”, “dovete essere cazzuti e operativi, non importa se le persone che vi vedono arrivare con i fucili in mano si spaventano. Voi dovete proteggere il vostro magistrato”. Fare i cambi quindi sullo stile “Rambo” era all’ordine del giorno, le sponde degli ACL o ACM non venivano quasi mai abbassate, le si abbassava solo per poter salire sui mezzi.
Con il passare del tempo ci si abituava anche a dover bloccare le strade quando arrivava la comunicazione via radio che il nostro magistrato era in arrivo ed accompagnarlo all’interno dell’abitazione. Passare le domeniche di servizio pesava abbastanza perché tu eri vestito con mimetica e giubbotto anti deflagrazione, mentre le persone iniziavano ad andare al mare a prendere il sole.
I condomini dei vari palazzi nei quali facevamo guardia ci viziavano, e non poco, un Generale in pensione ogni domenica ci deliziava con qualche specialità del posto. Una domenica mattina al suo ritorno da una passeggiata arrivò con pane al sesamo appena sfornato, anche se durante la guardia non si poteva mangiare lui ci disse “so benissimo che non potete mangiare ma qui i vostri superiori non vi vedono e poi anche loro a volte disobbediscono agli ordini, ve lo assicuro”.
Una sola volta mi è capitato di dover sostituire un commilitone per fare guardia ad un pentito di mafia e in questo caso la paura era più alta perché ho provato l’ebbrezza di montare di servizio con giubbotto antiproiettile (che a differenza di quello anti deflagrazione era molto più pesante) e con la dotazione del visore notturno visto che la casa era contornata da alcuni prati e da una pineta. Ma anche questa l’ho portata a casa sano e salvo.
La cosa bella è che ogni tanto quando c’era la giornata di libera uscita si poteva andare dove si voleva e quindi perché non prendere il treno ed andare a visitare Taormina? I ristoratori ci riconoscevano subito e ci chiedevano se eravamo militari, non potevano sbagliarsi visto che i capelli dovevamo averli corti. Quando dicevamo che eravamo Alpini rimanevano sbigottiti e si chiedevano che cosa facessimo in Sicilia. Nonostante tutto però facevano sempre il possibile per farci spendere poco e farci mangiare bene. Durante le domeniche libere ho avuto la fortuna di poter visitare la nave Amerigo Vespucci che aveva attraccato qualche giorno prima a Messina. La coda per la visita era abbastanza lunga ma un sottufficiale di Marina ha notato il mio gruppetto di Najoni e ci ha fatti salire saltando la fila. Una nave stupenda!!.
Un mio commilitone di origini siciliane ma all’epoca residente ad Occhieppo, Franceso Cirasa, consigliava sempre le leccornie tipiche del posto e ogni tanto ci portava nelle rosticcerie o nei chioschi di Messina ad assaggiare i mitici Arancini e rinfrescarci con la tipica granita.
Quando ormai i Vespri Siciliani, per il mio scaglione volgevano al termine visto che il congedo si avvicinava, il capitano chiamò a rapporto tutti i Caporali e i Caporal Maggiori che svolgevano servizio ad uno specifico magistrato per comunicarci che, il livello di allarme per il nostro magistrato era stato alzato.
Confesso che la preoccupazione era parecchio alta e anche la paura. I giorni trascorrevano molto lenti e l’allerta era sempre molto alta. Le uniche cose che dicevano ai nostri compagni di guardia era solo di stare sempre molto attenti e anche se le regole d’ingaggio erano di non montare con il colpo in canna potevamo disobbedire ma sempre in sicurezza. Durante le telefonate a casa ho sempre cercato di non far trapelare nulla come tutti gli altri ragazzi impegnati con me. Come esperienza è stata molto stancante ma molto utile e confesso che col senno di poi lo rifarei magari per incontrare nuovamente i miei vecchi amici Alpini.
Il viaggio di ritorno dalla Sicilia per mia fortuna non è durato 36 ore ma solamente 12.
Al mio arrivo ho dovuto consegnare tutto il vestiario perché mi aspettavano i 10 giorni di ordinaria.
Finita l’ultima licenza sono rientrato in caserma e ho trascorso gli ultimi due giorni in borghese.
Quando l’ultimo giorno con sveglia alle 6, implotonamento alle 7:30 con relativo alzabandiera, l’ufficiale di picchetto ci ha consegnato il congedo una lacrimuccia è scesa perché i 365 giorni trascorsi con gli Amici Alpini erano terminati e si tornava a casa .
Fuciliere Alpino Giuseppe Cerchiaro


