La mia Naja, scaglione 12/93 | anno 1993-1994

Sono passati più di trent’anni oramai dal 6 Dicembre 1993, giorno della mia partenza per Cuneo per svolgere il Car, ma i ricordi e le emozioni sono ancora nitidi e vivi come se fosse ieri.
Neanche sapevo dove fosse Cuneo, e non avevo la più pallida idea di cosa volesse dire svolgere il servizio militare. Quella mattina mi trovai alla stazione di Biella con altri ragazzi, capelli corti, borsa a spalle e tutti con l’inconsapevolezza di cosa saremmo andati incontro.
Dopo i primi giorni di inquadramento iniziale, cominciamo con l’addestramento vero e proprio e con i primi servizi in caserma. Capisco subito che per poter convivere in una camerata, occorre rispetto verso gli altri , disciplina e regole da seguire, la divisa sempre in ordine, barba e capelli sempre ben curati, insomma una serie di regole che a casa non avevo mai neanche minimamente considerato.
Alla sera passava il sergente di turno per il contrappello, la propria branda doveva essere in ordine, cubo ben fatto, camerata pulita, altrimenti scattava la punizione, e ti scordavi la licenza.
Ma la vera Naja, per me inizia quando veniamo trasferiti al Corpo, destinazione Pinerolo, Caserma Berardi al Battaglione Alpini Susa. Il motto era: “A brüsa suta ‘l Süsa”, mai poteva essere più azzeccato e veritiero.
I giorni di addestramento sono veramente pesanti e intensi e le uniche ore per staccare un po’ sono alla sera allo spaccio o all’uscita per farsi una bevuta e quattro chiacchere con i ragazzi. Ed è lì che inizia a crescere un sano e stupendo senso di appartenenza ed amicizia, nelle marce ci si aiutava e se qualcuno non ce la faceva si cercava di spronarlo ad andare avanti.
Un periodo che ricordo con grande piacere è stato quello trascorso in Sicilia, a Termini Imerese per svolgere il servizio dei Vespri Siciliani, per garantire ordine e sicurezza nelle strade o nei siti a noi prefissati. Il tutto era nato dopo i famosi e ahimè tristi attentati di Falcone e Borsellino nel 1992. Abbiamo trascorso tre mesi lontano da casa ma li ricordo ancora con nostalgia, e personalmente mi hanno fatto crescere molto.
Ora come ora guardandomi indietro, e ripensando a tutte quelle che abbiamo passato, sono fiero di aver trascorso un anno di naja che mi ha insegnato tante cose che mi tornano ancora utili nella vita di tutti giorni. E’ vero sono stati anche giorni duri di fatica e sudore, ma sono contento di averli vissuti, ed è lì che ho capito cosa vuol dire indossare una divisa non per essere superiori ma per essere responsabili.
Inoltre se sono con voi lo devo alla naja, e all’aver condiviso l’anno con Luca, è stato lui infatti ad “avermi tirato dentro” a questo Gruppo una volta che ci siamo congedati, e da lì ho potuto conoscere persone e amici con la A maiuscola che sicuramente non avrei mai incontrato.

Un caro abbraccio a tutti e viva il Gruppo di Ponderano.

Alpino Davide Alice


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