Un Alpino al TOR 100

Intervista al nostro socio Mauro Roffino

 

Mauro, innanzitutto complimenti! Hai portato a termine il TOR 100.

Qual è la prima emozione che hai provato quando hai tagliato il traguardo?

La soddisfazione nasce già nell’ultimo chilometro. Quando inizi a incontrare persone che applaudono e ti incoraggiano fino all’arrivo, capisci che il viaggio sta per concludersi. L’emozione cresce passo dopo passo e diventa ancora più intensa quando vedi amici e familiari pronti ad accoglierti. In quel momento la fatica accumulata lascia spazio a un’enorme sensazione di orgoglio. Tagliare quel traguardo ha significato realizzare un sogno inseguito per mesi.

Il TOR 100 è una gara che mette a dura prova corpo e mente. Qual è stato il momento più difficile dell’intera esperienza?

Il momento più complicato è arrivato tra il cinquantesimo e il settantacinquesimo chilometro. Ho avuto problemi di alimentazione e di stomaco che hanno reso ogni passo molto più difficile del previsto. In quella fase il pensiero di fermarmi si è presentato più di una volta. Sono stati momenti in cui ho dovuto fare affidamento soprattutto sulla tenuta mentale, cercando di restare lucido e di affrontare una difficoltà alla volta. Fortunatamente sono riuscito a superare quella crisi e a continuare il mio cammino.

In una prova così lunga arriva inevitabilmente il momento in cui la fatica ti dice di fermarti. Cosa ti ha spinto a continuare quando sarebbe stato più facile mollare?

Quando attraversi una crisi profonda, mollare sembra davvero la soluzione più semplice. In quei momenti però ho pensato all’obiettivo che mi ero prefissato un anno prima e a tutto il lavoro svolto per arrivare alla partenza. La voglia di vivere l’emozione dell’arrivo e la determinazione a completare il percorso hanno avuto la meglio sulla fatica. È stata una continua lotta mentale, ma il desiderio di vedere il traguardo mi ha spinto ad andare avanti.

In un’esperienza come questa, quanto contano testa e preparazione fisica?

Entrambe sono fondamentali, ma in una gara del genere la testa fa spesso la differenza. La preparazione fisica è indispensabile per affrontare distanza e dislivello, ma da sola non basta. Durante il percorso si affrontano imprevisti, momenti di difficoltà, stanchezza e dubbi. È in quelle situazioni che occorre essere mentalmente forti e continuare a credere nel proprio obiettivo. Il fisico ti porta lontano, ma è la mente che ti conduce fino al traguardo.

Durante le tante ore di gara, tra sentieri, salite, discese e magari anche momenti di solitudine, a cosa pensavi? C’è stato qualcuno o qualcosa che ti ha dato una motivazione particolare?

Soprattutto nelle ore notturne i pensieri diventano compagni di viaggio. Oltre alla concentrazione necessaria per affrontare il percorso, è stato importante sapere che alle basi vita avrei trovato persone pronte a incoraggiarmi e a regalarmi una parola di conforto. Mi ha aiutato molto anche pensare a chi mi seguiva da casa e faceva il tifo per me. Sentire questo sostegno, pur a distanza, mi ha dato forza nei momenti più difficili e mi ha aiutato a non sentirmi mai davvero solo.

Sei un Alpino del Gruppo di Ponderano. Quanto ti ha accompagnato il tuo essere Alpino durante questa avventura?

Molto. La montagna, la fatica e il cammino fanno parte della cultura alpina e durante il TOR questi valori sono tornati spesso alla mente. Camminare per ore sui sentieri mi ha riportato ai ricordi delle escursioni fatte da ragazzo con mio padre, alpino anche lui, e alle marce del servizio militare. Lo spirito di sacrificio, la capacità di affrontare le difficoltà e il non arrendersi mai sono insegnamenti che mi hanno accompagnato lungo tutto il percorso.

C’è un legame particolare con il mondo dello sport: sei il papà di Valeria Roffino, atleta di alto livello. Quanto ha influito avere una figlia atleta nel tuo rapporto con la fatica, con l’allenamento e con la competizione?

Vivere da vicino il percorso sportivo di Valeria mi ha insegnato moltissimo. Ho visto negli anni quanto impegno, disciplina e sacrificio servano per raggiungere certi risultati. La competizione è sempre stata vissuta in famiglia con grande passione ma anche con rispetto per lo sport e per gli avversari. Questa mentalità mi ha certamente aiutato ad affrontare una sfida impegnativa come il TOR 100.

Essere il papà di Valeria significa anche aver vissuto da vicino tanti sacrifici e tante soddisfazioni dello sport. Ti è mai capitato, durante il TOR 100, di pensare a lei o di prendere ispirazione dalla sua esperienza?

Assolutamente sì. Valeria è sempre nei miei pensieri, figuriamoci durante la gara. Conoscendo il suo percorso sportivo e i sacrifici che richiede l’attività agonistica, ho trovato ulteriore motivazione nei momenti più duri. Anche se gareggiamo in discipline diverse, condividiamo gli stessi valori: impegno, costanza e determinazione. Pensare a lei mi ha dato forza quando le energie iniziavano a diminuire.

Dopo aver vissuto questa esperienza, c’è qualcosa che hai imparato su te stesso che prima non conoscevi?

Ho scoperto che i miei limiti erano più avanti di quanto pensassi. Ho capito che devo ancora migliorare alcuni aspetti, in particolare la gestione dell’alimentazione durante gare così lunghe, ma allo stesso tempo ho avuto la conferma di essere una persona molto determinata. Questa esperienza mi ha insegnato che, con la giusta motivazione, si possono affrontare difficoltà che all’inizio sembrano insormontabili.

Se dovessi descrivere il TOR 100 con una sola parola, quale sceglieresti? E perché?

La parola che sceglierei è emozione. È un’emozione che nasce molto prima della partenza, durante i mesi di preparazione e negli allenamenti. Cresce lungo il percorso, alimentata dai paesaggi, dalla fatica e dall’atmosfera unica della corsa. Infine esplode al traguardo, quando tutto il percorso compiuto acquista un significato speciale. È un’esperienza che lascia qualcosa dentro e che difficilmente si dimentica.

Infine, cosa diresti a chi sogna di affrontare una sfida importante ma ha paura di non farcela?

Direi di non avere paura delle sfide. Nello sport come nella vita sono proprio le sfide a farci crescere. Bisogna affrontarle con umiltà, preparazione e determinazione, senza scoraggiarsi davanti alle difficoltà. Spesso siamo capaci di fare molto più di quanto crediamo. Il primo passo è credere in se stessi e avere il coraggio di provarci.

Mauro, il TOR 100 è finito, ma cosa ti rimane dentro di questa esperienza?

Mi rimangono immagini, emozioni e persone. Ricordo i panorami straordinari, i volontari, l’atmosfera delle basi vita e il sostegno ricevuto lungo tutto il percorso. Nei giorni successivi alla gara ho ripensato spesso a quanto vissuto, mettendo insieme i tanti momenti di questa avventura. C’è un po’ di nostalgia, certo, ma soprattutto una grandissima soddisfazione per aver portato a termine un viaggio unico in uno dei luoghi più belli che abbia mai attraversato.


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