Nascita

Le truppe alpine sono nate nel 1872. L’ideatore del Corpo degli Alpini fu l’allora capitano di Stato Maggiore Giuseppe Domenico Perrucchetti, nato a Cassano d’Adda, in provincia di Milano il 13 luglio 1839 (a vent’ anni fuggì dalla Lombardia, allora sotto la dominazione austriaca, per arruolarsi volontario nell’esercito Piemontese).
La proposta fu' di creare unità speciali per difendere i 1540 km di confine alpino del recentemente costituito Regno d’Italia. Il reclutamento doveva avvenire tra gli uomini dalle stesse valli e montagne che si sarebbero dovute difendere. I vantaggi erano ovvi. Oltre all’abitudine ai rigori della vita di montagna, questi uomini avrebbero tratto vantaggio da una perfetta conoscenza della zona in cui avrebbero operato.
Il ministro della guerra, generale Cesare Ricotti Magnani, accolse l’idea e furono costituite le prime 15 compagnie, divenute 24 nel 1873 e 36 nel 1878. Gli Alpini adottarono subito il loro caratteristico emblema: una penna nera portata sul cappello, simbolo delle aquile che si annidano sulle cime delle montagne.

Il Battesimo del fuoco

Gli Alpini ricevettero il battesimo del fuoco il 1896 a Adua, dove erano presenti con quattro compagnie. Fu lì che il capitano Pietro Cella meritò la prima medaglia d’oro al valor militare del Corpo.
In Africa combatteranno poi ancora tre volte: in Libia nel 1911; durante la conquista dell’Abissinia nel 1935 e contro le forze alleate in Nord-Africa nel 1941. Nella guerra italo-turca del 1911-12 le truppe alpine svolsero un ruolo importante. Almeno cinque battaglioni vennero, infatti, impiegati a Derna, Assaba e sugli altipiani del Magreb.
Dopo la conquista della Libia, un reggimento degli Alpini fu lasciato nella colonia per presidiare Tripolania. Gli ultimi contingenti furono ritirati nel 1914, poco prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale.

La Prima Guerra Mondiale

Alla Prima Guerra Mondiale gli Alpini, i “figli dei monti” come li chiamava Cesare Battisti, parteciparono con 88 battaglioni e 66 gruppi di artiglieria da montagna per un totale di 240.000 alpini mobilitati.
Quarantuno mesi di lotta durissima e sanguinosa costituirono per gli Alpini un’epopea di episodi collettivi ed individuali di altissimo valore e di indomita resistenza, di battaglie di uomini contro uomini, di uomini contro le forze della natura, di azioni cruente e ardimentose sulle alte vette dalle enormi pareti verticali, di miracoli di adattamento alle condizioni più avverse e nelle zone alpinisticamente impossibili.
Alla metà di giugno del 1915 gli Alpini effettuarono la prima leggendaria impresa, la conquista del Monte Nero, davanti alla quale anche i nostri avversari così si espressero: “Giù il cappello davanti gli alpini ! questo è stato un colpo da maestro”. Furono, infatti, le Penne Nere ad ottenere i decisivi sfondamenti sul Monte Grappa, sul Monte Adamello e sul Monte Tonale. Fu la Prima Guerra Mondiale a creare la leggenda di queste truppe scelte, isolate ma imbattibili.

Tra le due Guerre

Dopo la vittoria del 1918, gli Alpini furono inviati in Albania, nel 1919, per stroncare una ribellione contro le truppe alleate occupanti.
Con Decreto del 31 ottobre 1935, allo scopo di "dare un migliore assetto organico alla specialità alpina creata per operare in alta montagna e assicurare l'inviolabilità delle nostre frontiere alpine" i quattro Comandi Superiori alpini vengono sostituiti, nel periodo 1935-1943, con le Divisioni alpine: 1ª Taurinense, 2ª Tridentina, 3ª Julia, 4ª Cuneense, 5ª Val Pusteria, 6ª Alpi Graie .
Nel gennaio del 1936, inquadrati nella Divisione Pusteria, vengono inviati in Etiopia a combattere sugli assolati e aspri rilievi etiopici contro le truppe di Hailé Selassié. Sono circa 14.000 uomini inquadrati nella Divisione Pusteria. Validissimo il contributo degli alpini che parteciparono alle operazioni più importanti: dalla conquista dell’Amba Aradam, all’occupazione dell’Amba Alagi e alla battaglia di Mai Ceu il 31 marzo 1936.

La Seconda Guerra Mondiale

Durante la Seconda Guerra Mondiale (in Italia 1940-1945), le Penne Nere furono messe duramente alla prova su tutti i fronti.
Combatterono al confine con la Francia, poi in Grecia, poi nuovamente in Africa e, infine, sul suolo russo dove dettero una prova indimenticabile della loro combattività e del loro spirito di sacrificio. Dopo la terribile ritirata, in cui gli Alpini persero circa 40.000 uomini, l’Alto comando sovietico ammise in un bollettino: " Solamente il Corpo d’Armata Alpino italiano può considerarsi imbattuto in terra di Russia ".

Il dopoguerra

Con la firma del Trattato di pace, avvenuto a Parigi il 10 febbraio 1947 e con l'adesione dell'Italia alla N.A.T.O. (4 aprile 1949), il nostro Paese può iniziare a riorganizzare e potenziare le sue Forze Armate. In tale quadro, nel periodo 1949-1953, vengono costituite 5 Brigate alpine: 1ª Taurinense, 2ª Tridentina, 3ª Julia, 4ª Orobica, 5ª Cadore. La struttura delle Grandi Unità alpine rimane invariata sino all'inizio del 1975, quando le truppe alpine, nell'ambito della ristrutturazione dell'Esercito (adeguare le sue dimensioni alle effettive possibilità) devono procedere allo scioglimento dei Reggimenti e alla riduzione d'alcuni supporti tattici e logistici.
Per le Truppe Alpine, il processo di ristrutturazione ebbe inizio nel 1991 con lo scioglimento della Brigata alpina Orobica, nel 1997 con lo scioglimento della Brigata Alpina Cadore e nel dicembre 2002 della Brigata Tridentina. Molte gloriose Bandiere di guerra, decorate di medaglie al valore militare e civile, sono state ripiegate e custodite a Roma presso il Vittoriano.Così le Brigate Alpine da cinque, nel giro di pochi anni, sono scese a due.
Non c’è pagina della storia militare italiana dall’ultimo ventennio del secolo diciannovesimo ad oggi che non ha visto in prima fila gli Alpini: ne fanno fede le 207 medaglie d’oro al Valore Militare, le 4 medaglie d’oro al Valore Civile e una medaglia d’oro al Merito Civile della Croce Rossa Italiana che fregiano il glorioso Labaro Nazionale dell’Associazione Nazionale Alpini e che racchiude e sintetizza la prestigiosa storia del Corpo degli Alpini.

Il recente

Oggi le truppe alpine, rinnovate nella struttura e nei ruoli da svolgere, sono uno strumento non solo al servizio e per la difesa del nostro paese ma anche “garanti” dell’ordine, della sicurezza e stabilità internazionale.
Dal primo soccorso ad oggi migliaia sono stati gli interventi di carattere umanitario a favore dei disastrati e dei più deboli. Dal terremoto in Calabria nel settembre del 1905, il violentissimo terremoto di Messina del 1908, il disastro per il crollo della diga del Gleno nel 1923, la catastrofe del Vajont nell’autunno del 1963 che distrusse interi paesi, la devastante alluvione del novembre 1966 nell’Italia settentrionale; e ancora il terremoto del Friuli nel 1976 (per l’impegno ed i risultati raggiunti all’Associazione Nazionale Alpini viene conferita la medaglia d’oro al merito civile) e dell’Irpinia nel 1980 e la frana di Stava nel 1985, l’alluvione della Valtellina nell’estate del 1987, il terribile terremoto in Armenia nel 1988, l’alluvione in Piemonte nel novembre 1994, nel 1997 il terremoto in Umbria e Marche, nell’ottobre del 2000 la devastante alluvione in Piemonte, in Val d’Aosta che sconvolse intere vallate e da ultimo in Molise colpito da un sisma che ha portato morte e distruzioni.
In questo momento gli Alpini sono in missione in Bosnia, in Kosovo, in Afghanistan, in Libano, missioni considerate molto complesse per la loro delicatezza e pericolosità, con il fine di dare assistenza umanitaria, garantire la sicurezza e assicurare nelle città e nei paesi la pace e la legalità.

Un grato e commosso pensiero ai nostri Caduti, ed a quanti in ogni tempo e luogo, persero la vita operando nell’ambito delle forze armate in guerra, contro il terrorismo e nelle numerose emergenze del tempo di pace.